Domande Frequenti e relative Risposte
FAQ
Malattie prevenibili: https://www.vaccinarsinsicilia.org/scienza-conoscenza/malattie-prevenibili
Vaccini disponibili: https://www.vaccinarsinsicilia.org/scienza-conoscenza/vaccini-disponibili
Siti web di riferimento:
- Ministero della Salute
- Istituto Superiore di Sanità - EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica
- Regione del Veneto - Il portale della Regione del Veneto
- VaccinarSì - informarsi sulle vaccinazioni
- Univesità degli Studi di Palermo - VaccinarSì in Sicilia- Ospedale pediatrico “Bambino Gesù”
Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono causare effetti collaterali. Nella maggior parte dei casi, questi sono di lieve entità e transitori: febbre moderata e reazioni infiammatorie (rossore, gonfiore, calore e dolore) nel punto dell’iniezione; si presentano entro uno o due giorni dalla vaccinazione e sono transitorie. In rarissimi casi possono essere segnalate reazioni più gravi. Alcuni vaccini costituiti da virus vivi attenuati, come il morbillo, possono provocare febbre e sintomi sistemici 7-14 giorni dopo la vaccinazione. È compito del personale vaccinatore sensibilizzare il genitore a porre attenzione a tutto ciò che compare nei giorni successivi la somministrazione dei vaccini e a riferirlo al servizio vaccinale e/o al pediatra di famiglia. La comunicazione con il personale esperto consente di ricevere le giuste indicazioni su come gestire l’eventuale reazione e permette il costante monitoraggio delle reazioni indesiderate.
L’efficacia e la sicurezza dei vaccini vengono testate attraverso diversi studi e rigidi protocolli. Prima della sperimentazione sull'uomo, vengono generalmente fatte delle sperimentazioni in laboratorio ("in vitro") e sull'animale. In questi casi, i vaccini vengono controllati dal punto di vista delle possibili contaminazioni chimiche e biologiche. Successivamente, si passa alla sperimentazione sull’uomo, con le cosiddette FASI I, II, III, che si svolgono prima della commercializzazione. Grazie a questi studi, quando un vaccino viene immesso in commercio, si conosce già la percentuale delle reazioni avverse più comuni, previste in termini percentuali a livello di popolazione (anche se non prevedibili nel singolo caso). Dopo la commercializzazione del vaccino, quando vengono vaccinate centinaia di migliaia di persone, si passa alla cosiddetta FASE IV "post–marketing", ovvero una sorveglianza sulle reazioni avverse da vaccino dopo la sua entrata in commercio. Inoltre, non esistono accertamenti o esami di laboratorio, basati su evidenze scientifiche, da richiedere, prima della somministrazione del vaccino, in modo da prevedere e/o prevenire eventuali reazioni avverse. Risulta invece di primaria importanza la raccolta dell'anamnesi col medico del centro vaccinale, attraverso la quale è possibile identificare le situazioni che controindicano, temporaneamente o per sempre, la somministrazione di un vaccino oppure le situazioni che richiedono prudenza nell'iniziare o continuare una vaccinazione.
Ivaccini contro MPR e varicella, contenendo vaccini a virus vivi attenuati, non possono essere somministrati in gravidanza, sebbene l’effettuazione accidentale della vaccinazione in donne che non sapevano di essere in gravidanza non ha mai fatto registrare un aumento di aborti o malformazioni. Anche la vaccinazione anti-HPV non è attualmente consigliata durante la gravidanza, poiché non sono stati effettuati studi specifici sull’impiego del vaccino in donne gravide. L’eventuale somministrazione accidentale in gravidanza non comporta comunque l’indicazione all’interruzione volontaria della stessa, mentre la vaccinazione dovrà essere sospesa e le successive dosi rimandate sino al completamento della gravidanza.
Nel corso della gravidanza sono raccomandate le vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse (dTpa) e influenza (se la gestazione si verifica nel corso di una stagione influenzale), che devono essere ripetute ad ogni gravidanza.
Di grande rilievo è la vaccinazione dTpa da effettuare ad ogni gravidanza, anche se la donna sia già stata vaccinata o sia in regola con i richiami decennali o abbia avuto la pertosse. Infatti, la pertosse contratta dal neonato nei primi mesi di vita può essere molto grave o persino mortale e la fonte di infezione è frequentemente la madre. Il periodo raccomandato per effettuare la vaccinazione è dalla 27a alla 36a settimana di gestazione, idealmente intorno alla 28a settimana, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare, in modo tale che il bambino nasca già con gli anticorpi protettivi. Il vaccino dTpa si è dimostrato sicuro sia per la donna in gravidanza sia per il feto.
Anche nei confronti dell’influenza è importante che la donna sia immunizzata in quanto la malattia aumenta il rischio di ospedalizzazione, di prematurità , basso peso del nascituro o aborto. La vaccinazione, con vaccino inattivato, può essere effettuata in qualsiasi trimestre della gravidanza.
In previsione di una gravidanza, è necessario che le donne siano protette nei confronti di morbillo-parotite-rosolia (MPR) e della varicella, dato l’elevato rischio, per il nascituro, derivanti dall’infezioni materna durante la gravidanza, specie se si verifica nelle prime settimane di gestazione. Per la varicella contratta nell’immediato periodo pre-parto, il rischio, oltre che per il nascituro, può essere molto grave anche per la madre.
Poiché sia il vaccino MPR che quello della varicella sono controindicati in gravidanza, è necessario che, al momento dell’inizio della gravidanza, la donna sia già vaccinata regolarmente (con due dosi) da almeno un mese.
Per quanto riguarda la protezione del singolo individuo, è vero che alcune vaccinazioni producono una risposta immunitaria inferiore rispetto a quella indotta dalla malattia. Tuttavia questo inconveniente è compensato dal fatto che i programmi di vaccinazione estendono questa immunità a tutti. Ecco perché, nei Paesi in cui le strategie vaccinali sono state applicate con rigore e coerenza, alcune malattie prevenibili con la vaccinazione sono scomparse (poliomielite e difterite in molti Paesi). Dall’altro lato, vi sono malattie, come il tetano e la difterite, in cui l’immunità naturale è poco protettiva. Infatti chi ha superato queste due malattie deve comunque essere vaccinato, perché – pur essendo sopravvissuto alla malattia naturale – l’immunità che ha sviluppato è debole e non duratura.
Tutti i vaccini utilizzati negli attuali programmi di vaccinazione dei bambini inducono la memoria immunologica e quindi protezione. Tuttavia, alcuni di essi dopo la somministrazione del ciclo di base hanno bisogno di periodici richiami, mentre altri no.
Queste malattie sono scomparse in molti paesi tra cui l’Italia, ma sono ancora presenti in diverse parti del mondo: si può smettere di vaccinare contro una malattia infettiva soltanto quando l’agente biologico che ne è responsabile scompare in tutto il pianeta (si estingue), cioè quando si è ottenuta la sua eradicazione, come è accaduto per il vaiolo, per il quale non ci si vaccina più. Inoltre, una malattia precedentemente eliminata grazie alla vaccinazione può ritornare nel momento in cui la copertura vaccinale (cioè la percentuale di persone vaccinate in una popolazione) dovesse scendere al di sotto di un determinato livello critico.
Per “controindicazione” a un vaccino si intende una condizione che rende sconsigliabile un particolare vaccino per una "aumentata probabilità di una grave reazione avversa". Le controindicazioni possono essere permanenti, come le allergie a un componente del vaccino, o temporanee, come una malattia febbrile acuta o l'assunzione di particolari farmaci. La maggior parte delle controindicazioni sono temporanee e la vaccinazione può essere di solito somministrata in un secondo momento. L'unica controindicazione permanente applicabile a tutti i vaccini è la storia di una reazione allergica grave (anafilassi) dopo una dose precedente di vaccino o di un componente del vaccino. Solo in questo caso il vaccino non può più essere somministrato. Vi sono anche controindicazioni limitate ai soli vaccini vivi, nei casi di un'importante immunodeficienza, cioè dell’incapacità del sistema immunitario a reagire adeguatamente al vaccino, anche se attenuato. Si tratta di soggetti affetti da immunodeficit congenito o causato da farmaci immunosoppressivi.
Ci sono poi diverse situazioni in cui non c'è alcuna vera controindicazione a effettuare la vaccinazione: si tratta di false controindicazioni, e sono:
- malattia acuta di modesta entità come raffreddore o altre infezioni respiratorie non febbrili;
- pregressa reazione locale lieve/moderata;
- febbre in seguito a una vaccinazione precedente;
- terapia antibiotica in corso;
- esposizione a malattie o stato di convalescenza;
- gravidanza (eccetto per i vaccini vivi attenuati e il vaccino anti-HPV);
- condizioni di immunodepressione in famiglia;
- nascita prematura;
- allattamento al seno;
- altre allergie verso prodotti non contenuti nel vaccino (uovo, proteine del latte, dermatofagoide, allergia ai pollini stagionale, ecc…).
La somministrazione dei vaccini è controindicata temporaneamente in presenza di patologia acuta (febbre, bronchite, tonsillite, gastroenterite). Un semplice raffreddore o una modesta affezione respiratoria non controindica le vaccinazioni. Anche l’assunzione di antibiotici è compatibile con l’esecuzione delle vaccinazioni, che non devono quindi essere rimandate.
Ritardare o somministrare in maniera separata le vaccinazioni non è consigliabile, anzi è pericoloso perché così facendo si espone il bambino al rischio di contrarre la malattia con le possibili complicanze che ne derivano. Alcune infezioni prevenibili con il vaccino sono frequenti nei primi mesi di vita e sono molto pericolose. La pertosse nel lattante, per esempio, si manifesta costantemente in modo atipico, con crisi di apnea. Questo fatto rende la pertosse una malattia molto insidiosa, specialmente nei primi mesi di vita. In alcuni casi è addirittura anticipare la vaccinazione, vaccinando un bambino alla nascita: ciò accade, ad esempio, quando la mamma è portatrice del virus dell'epatite B, poiché l'infezione neonatale è associata ad un alto rischio di epatite cronica.
Il calendario vaccinale è stato studiato dagli esperti perché risulti semplice ed efficace nell'assicurare una protezione ottimale del vostro bambino, nei giusti tempi.
La somministrazione di vaccini combinati o una co-somministrazione di più preparati è pensata in modo da concentrare, per quanto possibile, gli appuntamenti per le sedute vaccinali. Questo non modifica né l'efficacia, né la sicurezza dei vaccini stessi né tantomeno danneggi il sistema immunitario del bambino. Ad esempio, la somministrazione del vaccino esavalente (contenente gli antigeni di difterite, tetano, pertosse, polio, Haemophilus b, epatite B) insieme al vaccino contro lo pneumococco, oltre a non determinare un aumento degli effetti collaterali severi, non produce una risposta inferiore rispetto alla somministrazione separata dei due vaccini. Lo stesso accade con gli altri vaccini (morbillo-parotite-rosolia, meningococco C etc.) del calendario di vaccinazione dell'infanzia. Talvolta, la somministrazione contemporanea di più vaccini può provocare un aumento delle reazioni lievi locali (ossia gonfiore, arrossamento e dolore nella sede di somministrazione del vaccino) o generali (soprattutto la febbre), ma di contro tale inconveniente è ampiamente compensato dalla riduzione degli accessi al servizio vaccinale e delle iniezioni, con conseguente minore stress per il bambino.
Assolutamente no. Al contrario, i vaccini rafforzano il sistema immunitario e stimolano la formazione di una memoria cosicché l'organismo potrà difendersi attivamente senza ammalarsi, quando (e se) incontrerà quell'agente infettante. Sono molto più pericolose, sotto questo punto di vista, le malattie stesse (ad esempio varicella e morbillo), e non i vaccini: le malattie, infatti, indeboliscono il sistema immunitario dei bambini e lo espongono a quelle che sono definite come le “complicanze della malattia”, che spesso possono essere anche molto gravi.
Sono diversi i motivi per cui si inizia a vaccinare subito dopo i 2 mesi compiuti:
- ogni ritardo nell’inizio delle vaccinazioni prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili con il vaccino, e che sono frequenti nei primi mesi di vita, come la pertosse e le meningiti;
- alcuni vaccini, come quello contro il tetano, necessitano di più tempo (e più dosi) affinché il vaccino sia in grado di stimolare il sistema immunitario per proteggere il bambino nel momento in cui comincerà ad esplorare l’ambiente e ne avrà quindi bisogno;
- a 2 mesi, anche se non perfettamente maturo, il sistema immunitario del bambino è già in grado di rispondere alla vaccinazione, perché i vaccini vanno a stimolare proprio quella parete del sistema che è in grado di rispondere; addirittura, ancora prima della nascita, il neonato sviluppa la capacità di rispondere alle malattie e a svariati antigeni. Se così non fosse il contatto con il mondo esterno dopo la nascita sarebbe estremamente pericoloso e tutti si ammalerebbero subito con estrema facilità, cosa che per fortuna proprio non avviene;
- nel bambino di 2 mesi le vaccinazioni sono sicure: aspettare non serve ad aumentare la sicurezza dell’atto vaccinale;
- iniziare le vaccinazioni a due mesi non ha solo la funzione di proteggere il singolo bambino, ma serve anche a proteggere la collettività.
Sì, le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate sono gratuite, in relazione all’anno di nascita per il quale è previsto l’obbligo e/o la raccomandazione.
In Italia, secondo la Legge n° 119 del 31 luglio 2017, per i minori di età compresa tra 0 e 16 anni e per i minori stranieri non accompagnati sono obbligatorie e gratuite, in base alle specifiche indicazioni del Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita, le seguenti vaccinazioni:
- anti-poliomielitica
- anti-difterica
- anti-tetanica
- anti-epatite B
- anti-pertosse
- anti-Haemophilus influenzae tipo b
- anti-morbillo
- anti-rosolia
- anti-parotite
- anti-varicella
L'obbligatorietà per le ultime quattro è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte. A queste 10 vaccinazioni se ne aggiungono altre ad offerta attiva e gratuita, ma senza obbligo:
- anti-meningococcica B
- anti-meningococcica ACWY
- anti-pneumococcica
- anti-rotavirus.
- Anti-papillomavirus
Le vaccinazioni obbligatorie sono vincolanti per iscrizione ad asili e servizi per infanzia. Le vaccinazioni non obbligatorie sono importanti, al pari di quelle obbligatorie, per la prevenzioni di gravi malattie come per esempio la meningite e forme tumorali da papillomavirus, e per questo sono fortemente raccomandate.